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Nè più nè meno che il
diario narrativo di Mr. Hemingway che và in Africa a
fare un safari in compagnia della moglie. Si parla soprattutto
di caccia vissuta, di piste, di apostamenti e del meraviglioso
scenario africano ma c’è spazio per qualche gossip
letterario dell’epoca e per molte bottiglie di birra e
whisky. Pochi personaggi ma molti animali, quasi tutti
destinati alla pallottola e al coltello dello squoiatore. Credo
che se Tarantino lo leggesse ci farebbe di sicuro un film.
24.10.05
foto: Mastro
“...non è affatto piacevole
avere un termine entro il quale il kubù o lo prendi o
forse non lo prendi mai più, e neppure magari riesci a
vederlo. Non è la maniera di andare a caccia questa;
è un po’ come la storia di quei giovanotti che
andavano a Parigi e se entro due anni non diventavano pittori o
scrittori, dovevano tornarsene a casa ed entrare
nell’azienda del padre.”
“Così lo sparare agli uccelli
divenne questo gioco meraviglioso. Se li uccidevo, lo scherno
era a danno degli uccelli e M’Cola scrollava il capo
ridendo e girava le mani per mostrare come l’uccello si
capovolgeva per aria. Se li sbagliavo, ero io la vittima, ed
egli mi guardava fisso ridendo a crepapelle.
Di più buffo non c’erano che
le iene.
La iena era davvero buffissima:
oscenamente cascante...”
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