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>Hemingway Ho
recentemente disturbato la memoria del vecchio alcolizzato con
la lettura di due tra i suoi più riusciti romanzi: Addio alle armi e
Il vecchio e il mare. Il primo è ambientato in Italia
nei dintorni dell’Isonzo, a Milano, a Stresa con un
tragico epilogo in Svizzera e tratta della storia d’amore
tra un tenente americano arruolato nell’esercito italiano
e un’infermiera inglese al tempo della prima guerra
mondiale. La disfatta di Caporetto, gli orrori della guerra,
innumerevoli bottiglie di vino e qualche bordello fanno da
trampolino all’abbandono del conflitto, la famosa
“pace separata”, e alla fuga oltreconfine per la
sopravvivenza dei due e del loro appassionato amore.
Proprio l’amore è il tema
centrale del romanzo che dipinge due personaggi di rara fattura:
lui è un uomo tutto d’un pezzo, macho ma gentile
e dal cuore buono, lei è dolcissima e servizievole ma di
forte carattere e soprattutto totalmente auto-sottomessa a lui
...o almeno così appaiono idealizzati perché se
esistessero in carne ed ossa sarebbero: lui un alcolizzato
cronico che cerca di darsi un contegno con la compagnia di suoi
pari o leggendo continuamente i giornali e lei una maniaca
psicotico ossessiva conpulsiva che ha trovato da accasarsi.
Aleggia tra le pagine e fa da filo
conduttore un sentimento di complice abnegazione verso la
persona amata talmente estinto ai giorni nostri che a confronto
la naftalina nell’armadio della nonna sembra
l’ultimo album di Robbie Williams. Rimane uno dei
più bei romanzi del ’900.
Il vecchio e il mare è un racconto. Direi che non è un
romanzo. Può essere colto in maniera differente a
seconda dello stato d’animo con cui lo si legge e porta
molto all’introspezione oltre che ad essere una piacevole
rievocazione del concetto di “virtù e
fortuna” di Ariosto. La molteplicità delle chiavi
di lettura in un linguaggio semplice fanno di questo libro una
favola per bambini cresciuti da leggere in tarda età. Fu
quest’opera che elevò Hamingway all’olimpo
degli scrittori e gli valse il premio Nobel per la letteratura
nel 1954. Personalmente concordo con l’autore quando
dichiarò che glielo avevano dato perchè per la
prima volta era riuscito a scrivere una storia senza usare la
parola shit.
Tratto da...
Addio alle armi (dialogo con il commilitone Rinaldi ndr.)
“<...Guarda pupo, questo è il tuo bicchiere per
lavarti i denti. L’ho sempre conservato per ricordarmi di
te.> <Per ricordarti di lavarti i denti.> <No. Per
me ho il mio. Ho conservato questo per ricordarmi dei tuoi
tentativi la mattina di toglierti dai denti la Villa Rossa,
bestemmiando e mangiando aspirina e imprecando contro le
puttane. Ogni volta che vedo quel bicchiere penso a te che
cercavi di pulirti la coscienza con lo spazzolino da denti.
Dammi un bacio e dimmi che sei diventato serio.> <Non ti
bacerò mai. Sei una scimmia.> <Lo so, sei il tipo
del bravo ragazzo anglosassone. Lo so. Un giorno o
l’altro vedrò gli anglosassoni eliminare la
prostituzione con lo spazzolino da denti>”
“Hai un grado magnifico (Chaterine a
proposito del grado di tenente ndr.). Non voglio che tu abbia
un grado superiore. Portebbe darti alla testa. Oh, caro, sono
così contenta che tu non sia presuntuoso. Ti avrei
sposato anche se eri presuntuoso, ma è così
riposante avere un marito che non è
presuntuoso.”
“Avevo il giornale ma non lo leggevo
perchè non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo
andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace
separata.”
(dalla prefazione dell’autore)
“...così questo libro fu pubblicato la prima volta
il giorno che il mercato crollò nel 1929. Scott
Fitzgerald è morto, Tom Wolfe è morto, Jim Joice
è morto, John Bishop è morto, Max Perkins
è morto. Anche una quantità di personaggi che
avrebbero dovuto essere morti sono morti; appesi a capofitto
davanti alle stazioni di rifornimento a Milano o impiccati bene
o male in città tedesche superbombardate. Vi sono anche
i morti senza nome, alla maggior parte dei quali piaceva molto
la vita.”
Il vecchio e il mare “<Che cos’hai da mangiare?> chiese
il ragazzo. <Una pentola di riso giallo e pesci. Ne vuoi un
po’?> <No, mangierò a casa. Vuoi che ti
accenda il fuoco?> <No. Lo accenderò più
tardi. O magari mangio il riso freddo.> <Posso prendere
il ghiaccio?> <Certo.> Il ghiaccio non c’era, ma
recitavano questa commedia ogni giorno. Non c’erano
pentole di riso giallo e pesci, e anche questo il ragazzo lo
sapeva.”
“Poi gli dispiacque che il grosso
pesce non avesse nulla da mangiare ma il dispiacere non
indebolì mai la decisione di ucciderlo.”
“<Mezzo pesce. Tu che sei stato
pesce. Perdonami di essere andato troppo a largo. Ho mandato in
malora tutti e due. Ma abbiamo ucciso molti squali, tu e io, e
ne abbiamo mandati in malora molti altri. Quanti ne hai uccisi
tu, vecchio pesce? Non hai certo quella spada sulla testa per
niente.>”
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