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>Memoria delle mie puttane tristi Struggente e gioioso, quasi onirico  forse troppo breve. Màrquez si conferma come il maestro del prologo e della conclusione per questo scritto che tratta una delle forme dell’amore in una situazione a dir poco singolare.
Anche se il titolo può ingannare non ci sono molte puttane ne storie di puttane e nemmeno molti personaggi. La vicenda gira intorno alla figura mediocre di un eccentrico giornalista novantenne che, con la complicità di  un’attempata maitresse di nome Rosa Cabarcas, si sceglie un insolito regalo per i suoi 90 anni: una notte di sesso con una ragazzina vergine. O almeno così doveva essere ma sarà molto di più, sarà l’innamoramento, sarà la gelosia, la solitudine e il senso della vita.


Tratto da
“L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine.”

“Non sono mai andato a letto con una donna senza pagarla, e le poche che non erano del mestiere le convinsi con la ragione o con la forza a prendere il denaro sia pure per buttarlo nella spazzatura.”

“Quando ebbi finito il liceo con ottimi voti, cominciai a dare lezioni di spagnolo e di latino in tre scuole pubbliche al contempo. Sono stato un cattivo insegnante, senza formazione, senza vocazione ne pietà per quei poveri ragazzini che andavano a scuola come unico modo per sfuggire alla tirannia dei genitori.”

“Quella notte scoprii il piacere inverosimile di contemplare il corpo di una donna addormentata senza le urgenze del desiderio o gli intralci del pudore.”

“Oggi mi guardo alle spalle, vedo la fila di migliaia di uomini che sono passati nei miei letti, e darei l’anima per essere rimasta sia pure col peggiore.”

“Stavo ordinando le mie carte avvizzite, il calamaio, la penna d’oca, quando il sole esplose fra i mandorli del parco e il battello fluviale della posta, in ritardo di una settimana per la siccità, entrò bramendo nel canale del corpo. Era finalmente la vita reale, col mio cuore in salvo e condannato a morire di buon amore nell’agonia felice di un giorno qualsiasi dopo i miei cent’anni.”
>ph
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