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>La mia Africa di Karen Blixen, 1937
Tratto da
“Osservando il suo carattere chiuso e meditativo si sarebbe detto che i lunghi
anni di sofferenza lo avrebbero abituato a riflettere sulle cose e trarre da s
è le sue conclusioni da tutto ciò che vedeva.”
“Per i Kikuyu non vi è nulla al mondo che valga come una vacca col suo vitellino di latte. Delitto,
stregoneria, sesso, meraviglie della civilt
à, tutto svaporava dinanzi alla fornace ardente della loro passione per il
bestiame,
che ha il sapore dell’età della pietra, come un fuoco sprizzato dalla selce.”
Una volta Denys ed io, dopo un lungo volo, stavamo atterrando sulla pianura
della fattoria, quando ci si avvicin
ò un vecchio Kikuyu.
“Siete andati molto in alto oggi”, disse “L’aeroplano non si vedeva più, si sentiva solo il ronzio, come un’ape”.
Si, risposi, siamo arrivati molto in alto.
“Avete visto Dio?” chiese.
“No, Ndwetti” risposi “Non l’abbiamo visto.”
“Ah, allora non siete saliti abbastanza in alto. “Ma dite, sperate di arrivare tanto in alto da vederlo?”
“Non so Ndwetti”, dissi.
“E tu Bedar, cosa credi?” insisté il vecchio , rivolto a Danys.
“Ce la farà il tuo aeroplano a salire tanto in alto da vedere Dio?”
“Davvero non so”, rispose Denys.
“Allora”, disse Ndwetti, “Non capisco perché continuate a volare”.
Io ero l’erba e l’aria, ero le lontane montagne invisibili, e i buoi stanchi. Respiravo un leggero
vento notturno, fra gli spineti.
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