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Jack Kerouac
Sulla strada (1957)
Oscar Mondadori - pagine 362
Prefazione sentimentale
Era il primo giorno di giugno quando acquistai il libro, la tenera estate, al di
fuori dell'aria condizionata dell'aeroporto, stava già esplodendo in tutti i suoi profumi. Le pagine sullo scaffale sembravano quasi
aspettare. "Iuuuuuuhhh, ooooiiiiiiiii, questo si che è un classico", non si può continuare a spostarsi senza entrare veramente nelle cose, in questo mondo,
nelle incredibili persone che ci sfiorano. Questo può aiutare. Poi tutto normale, volo, arrivo, vita.
Ricordo solo l'aria limpida e tagliente al di fuori della sala da concerti. Si
gelava dal freddo nel fumo delle sigarette, troppo poche a dir la verità per arrivare al domani. Bisognava far qualcosa, trovare il modo.
I bistro illuminati non rassicuravano molto ma davano il conforto che serve ad
un affamato che ha goduto delle intense strofe con lo stomaco vuoto. Si,
mangiare, è indispensabile ma all'interno la musica era ancora frenetica e rombante, la dea
stava dando gli ultimi colpi con la coda del suo pianoforte, il crescendo della
passione si avvertiva anche oltre l'atrio, le scale mobili, le mura in cemento
armato, fin giù, tre piani sotto, oltre l'estatico ingresso di vetro. L’intero mondo era lì, concentrato nel respiro che segue la scala maggiore, il controtempo e la
poesia, era tutto lì fuori, fra i taxi e i semafori. Anche il palpito delle persone era presente
trasportato dalle note incessanti fin giù nell'anonimo piazzale del palais des congress.
C'era l'assurda tenda di paillettes, la batteria impazzita, le poltrone in
velluto rosso e la dea a gambe aperte che cantava "You can bring your dog / I got three / He can play the wolf for the evening /
If you were to get lost behind these locks / Ain't that a good thing" sensuale e poderosa come una matrona ungherese o una grassa contadina del sud
Louisiana "Me? I guess you could say / I'm a Siamese".
"Bene, andiamo! E' tardi! Tardi! Finisce che non si mangerà più niente di decente fino a domattina, e poi niente sigarette... uuuuaaaa, perchè non ci sono i distributori in questo dannato Paese! Metro? taxi? metro, ma
prima della calca... Bene, andiamo!".
La musica scorre ovunque sulla strada e si infila in ogni posto, all'inizio del
concerto era entrata nell'anime e nel corpo sussurrando "Non preoccuparti
amico, mi conosci." poi lacrime senza spiegazione, gioia, dolore, follia
inspiegabile... Le cose accadono così, parte tutto dal ventre, poi il cuore e non possono che uscire dagli occhi, non
c’è nient’altro di più vicino all’anima.
Si rientra e si scende ancora di un piano. "Iiii-iiiiii-iiiiii" eccolo il verme
sotterraneo con un occhio solo a forma di uomo, potrei passare una vita a
osservare quei conducenti di metro, che facce, che espressione, solo chi lavora
sottoterra alla guida di un bestione di metallo ha quella faccia, tutto il peso
di una città sopra la testa e niente... non glie ne frega proprio niente.
Tutta Parigi ci aspetta, ci sono ristoranti con il pesce in ghiaccio, salmoni
pronti da affettare, gamberoni speziati, ravioli al vapore, creep calde al
formaggio, enormi club sandwich, piatti alsaziani e caffè cattivo ovunque. "Andiamo, dove si va a mangiare?"
Il romanzo
Alchol, musica, sentimenti, individualismo, notti bianche, amore, assurdità, sogni, amicizia, donne, incoscienza, persone, frenesia e chilometri e
chilometri di asfalto su macchine scassate. Questi sono gli ingredienti di "Sulla strada" di Jack Kerouac. Semplicisticamente... "la vita" bruciata, ma anche reale come la rugiada del
mattino e piena di rassicurante incertezza come quella che tutti abbiamo
provato nella gioia di un viaggio.
Probabilmente è il romanzo della ricerca di sè, dell'amicizia, dell'amore e della luminosa semplicità della vita ma sinceramente non saprei dire... l'ho letto con discontinuità e nel terzo periodo più nero che possa ricordare dal 2005 ad oggi. Un grande classico.
Tratto da
Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita,
pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso
tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano,
bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono
come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello
scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!
Eravamo tutti felici, ci rendevamo conto che ci stavamo lasciando alle spalle
confusione e assurdità per compiere l'unica e nobile funzione che avevamo a quel tempo, andare.
"Sapete una cosa, questo odore comincia a piacermi. Non sento più il mio" (Stan)
– Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.
Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo
altro e più lungo cammino da percorrere ma non importa, la strada è vita...
C'è sempre qualcosa di più, un po' più in là...non finisce mai.
"Voglio sposare una ragazza" dissi loro "in modo da poter riposare la mia anima
insieme con lei finché entrambi non diventeremo vecchi. Non si può andare avanti continuamente...tutta questa frenesia e questo saltar qua e là. Dobbiamo arrivare in qualche punto, trovare qualcosa" (Dean)
"E naturalmente adesso nessuno può venire a dirci che Dio non esiste. L'abbiamo visto in tutte le sue forme. Tutto
va benissimo, Dio esiste, noi abbiamo la nozione del Tempo." (Dean)
Che cos'è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla
pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono?...È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l'addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i
cieli.
"Tutto quel che gli ci voleva era un volante fra le mani e quattro ruote sulla
strada" (Neal)
Cos’è il cielo? Cos’è la terra? Sono tutte cose cerebrali (Dean)
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